La mia noia

Harstad sulla spiaggia, rileggere lo stesso libro, quel libro, che è un balsamo per il cuore e per la mente. È la storia ad essere morbida e leggera, soffice, e il suo modo di trasportarti di parola in parola, oltremare, sulle isole nella pioggia. Forse è la pioggia, e il freddo, l’essere in una casa calda, l’ultima casa possibile, l’ultimo luogo possibile, e quel luogo è una spiaggia, ha lo stesso calore. Una spiaggia precisa, è la sabbia sotto l’ombrellone, è l’ombra calda, del luogo che ho nei ricordi. Dove c’è lentezza, dove tutto ciò che preoccupa e tutto ciò che ha colori dolorosi non c’è, perché è l’aria stessa ad essere un balsamo, vento fatto di mani che mi accarezzano all’infinito come le onde che non tradiscono mai il mio orecchio. L’aria calda dell’estate attraversa le stanze, riempie gli ambienti.

La mia noia. Una piccola noia d’estate. L’esistere a prescindere. Esistere senza telefoni, annoiarmi. E la commozione è solo quella di non afferrare il presente, di quel tempo in cui non avevo il telefono e ripenso a cosa sarei diventato se non avessi letto Tolkien nelle mie sere, se non avessi dormito sull’autobus al ritorno da scuola. Non piango di lacrime ma dentro vago in una distesa brulla e secca, perché era così quel tempo senza i telefoni.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono "diventato" atopico: ho smesso di abitare un luogo determinato.

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