Vi vorrei raccontare di quel piccolo bozzolo di calore che fanno le galline. In mezzo alla pianura, tra i campi lungo la statale, all’interno della corte e dietro il vecchio casale, il pollaio si regge su vecchi tubi di ferro arrugginito. Il tetto sottile di lamiera ondulata è ricoperto di tegole pesanti che proteggono dall’acqua, mentre al di sotto è asciutto e fitto di ragnatele polverose. Tra il tetto e il terreno un palchetto sorregge il pannello di compensato e sopra di esso le cassette di plastica, ripiene di paglia, dove covano le galline. Il telaio della porta è logoro e lasso; le assi tendono un paio di fogli di quei laminati di plastica spessa che fanno sembrare tutto offuscato se ci si guarda attraverso. Tutt’attorno la rete di metallo verde. E all’interno di ogni cassetta una gallina piumosa, a volte anche due, strette l’una sull’altra per aver meno freddo. Fa molto freddo la notte nella pianura. I tubi di ferro sembrano scottare. L’umidità ti entra nelle ossa e anche nelle piccole e fragili ossa dei volatili. Ma le galline sono ben equipaggiate e si nutrono bene. Hanno un piumaggio folto che con l’inverno si fa ancora più fitto, rendendole più tonde, più chiocce, molto morbide al tatto.
A volte allora, quando mi reco nel pollaio per pulire le cassette e cambiare l’acqua, e trovo qualcuna di loro ancora poggiata sulla paglia come una bolla di sapone, delicatamente esploro sotto le piume con le dita e prima di qualsiasi uovo trovo una piccola porzione di calore. Sento le sue zampette rannicchiate attraverso il velluto delle piume ventrali, e lì magari qualche uovo c’è, una perla in un’ostrica di tepore. E anche se ho molto freddo nella mia giacca, se ho i piedi freddi attraverso gli stivali di gomma che giocano nel fango, basta la mia mano in quel minuscolo rifugio perché il calore si propaghi al resto del corpo. È quello che penso anche al mattino, quando il freddo è più intenso dopo essersi depositato e ramificato per ore nella notte. Anche se nel buio sembra essere scomparso ogni confine tra l’aria e l’universo, che così la notte non è altro che distacco dalla terra, se proiettato nello spazio, il tepore di una gallina è un atomo nel vuoto.