Morto lo stregone

Quando Gandalf muore i membri della compagnia rimangono frastornati. Frodo, in particolare, fatica a capacitarsi della perdita. Le speranze di tutti vengono messe a repentaglio, la motivazione traballa, il viaggio si rivela per quello che veramente è: una corsa verso la morte.
Poi però Gandalf ritorna, o meglio rinasce, purificato dal creatore Eru Ilúvatar, e con esso tornano le speranze e non conta quanto terribile sia la situazione in quel momento, conta solo la flebile luce di speranza che la sua figura riesce a infondere nei cuori di chi combatte l’ombra.
Ma cosa succede quando Gandalf muore e basta? Perché nella mia vita Gandalf l’ho conosciuto, e mi ha ispirato e accompagnato a prendere in mano i gomitoli del mio spirito, le matasse di fili di pensieri e lentamente, mettendosi al mio passo, ha aspettato che li districassi imparando dai suoi consigli. E ora è morto. Ma io di grumi dentro ne ho e ne avrò ancora. Di strada davanti ne avrò ancora, forse.
Di lui apprezzo anche la sua scomparsa. Perché anche se Frodo non se ne rendeva conto subito, solo percepirsi vulnerabile e minuscolo, sperso, gli ha permesso di trovare la forza necessaria ad arrivare in fondo. Avrei desiderato ricevere mille altri insegnamenti, avere il tempo di decodificare ancora il mondo insieme a lui, ma gioisco dell’unico insegnamento che ha potuto darmi morendo, che forse è il più importante.
Anche nelle grandi storie capita che il mentore, ad un certo punto, muoia, scatenando così la reazione di crescita del protagonista. Tutto è come tutto deve andare. Tutto è come la pioggia di questo fresco giorno d’estate acerba, di luce cupa, d’ombra scintillante.
Quant’è bello mettersi a guardare la pioggia? Non è un po’ come mettersi a guardare il mondo? Lèggere in quel movimento di materia la direzione semplice, il verso dei processi, l’anti-modernità, forse basterà per ricostituire la figura dello stregone non più al di fuori di me, bensì dentro di me, come se quello stregone sia comparso e mai più sparito. Come se diventare quello stesso stregone, in qualche misura, mi possa consentire all’infinito di allontanarmi dai processi, dalle filosofie, dalle illusioni, e di sedermi a guardare la pioggia e unirmi ad essa piangendo e lì, di nuovo, ritrovare lo stregone.
Ritrovare la mia luce.
Ritrovare la mia ombra.
Ritrovare.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono "diventato" atopico: ho smesso di abitare un luogo determinato.

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