Gli scafisti

Questa è una storia triste che parla di tristezza e delusione. Esula un poco dai miei soliti temi, ma magari torna a utile a qualcun altro.
Non ho mai pubblicato nulla, ma qualche volta ho provato a contattare delle case editrici, informarmi sui tipi di collaborazione, su come funziona l’industria editoriale. Non ne so molto, ma ne so abbastanza per sapere che è difficile vendere tantissimo con libri di poesie, ma a quanto pare è molto facile essere pubblicati. Ci sono case editrici che pubblicano libri scegliendo testi belli, fatti bene, che sanno che venderanno e che quindi meritano un contratto perché quei testi rappresentano il prodotto di un rapporto di lavoro. Questo spiega come mai io non sia riuscito a pubblicare, perché semplicemente il mio testo non era buono abbastanza. Ne sono consapevole e lo accetto con serenità senza smettere di amare la scrittura. Poi ci sono quelle case editrici che invece chiedono soldi agli autori per coprire le spese di pubblicazione. In questo modo se il libro vende bene!, se non vende sono ca**i tuoi. Ma almeno puoi dire che hai pubblicato. Infine ci sono quelle case editrici che hanno l’approccio di un call centre e l’affettuosità di un usuraio.
Questa è la storia di un piccolo merluzzo nel mare. La mia.

Alzi la mano chi ama la poesia! Alzi ora la mano chi ama scrivere poesie! Alzi quindi la mano chi crede in quello che scrive, componendo versi o stendendo racconti o libri, mettendoci dentro ciò in cui crede, le proprie idee, opinioni, desideri, proiezioni, il proprio slancio o la propria liberazione verso il mondo, insomma se stesso o se stessa.
Sì, anche io ho alzato la mano.
Mi ha interpellato una voce flebile, come di una signora tra i cinquanta e sessanta. Chiamava da Roma.
Ma facciamo un passo indietro. Stavo tranquillamente scorrendo il wall di facebook quando, tra la miriade di post alternati ad annunci pubblicitari mi esce quello del concorso di poesia gratuito promosso da Poeti e Poesia (http://www.poetipoesia.com/). Gratuito, con premio in denaro di 1.500€ e con la possibilità di essere pubblicati se ritenuti meritevoli di tale riconoscimento. Poi mi esce un altro ad mirato, poiché avendone già aperto uno facebook automaticamente riconosce quel click come collegato alle mie materie d’interesse e mi propone il concorso Dantebus, per poeti, gratuito con premio in denaro fino a 500€. Vado a prendere due poesie e ne mando una al primo e l’altra al secondo. Mando anche il link del concorso a M. che magari gli può mandare una delle sue poesie e forse vince! Ma spero di vincere io eheh! Beh, vinca il migliore quindi! Io intanto vado a preparare i calici, perché comunque vada sarà un’ottima occasione per trovarci e discutere un po’ di poetica e di vita.

Sabato mattina avevo ancora le caccole negli occhi mentre mi esercitavo con i problemi di scacchi quando suona il cellulare. Leggo sullo schermo il numero 392 9634534. A chiamarmi è la dottoressa Benedetti della casa editrice Pagine, che curava il concorso di Poeti e Poesia.
[I seguenti dialoghi non corrispondono alle esatte trascrizioni.]
«Buongiorno. Parlo con il signor Luca Fraz?»
«Pronto buongiorno, sì chi è?»
«Buongiorno Luca, la chiamo dalla redazione del concorso al quale ha mandato la poesia “Cassiera”, è lei l’autore?»
«Sì sì sono io!»
«Benissimo le volevo dire che la poesia ci è piaciuta tantissimo. Volevo chiederle se per caso lei ne scrive altre.»
«Beh sì, non con continuità ma sì.»
«E ha mai pensato di pubblicarle?»
«Uhm in realtà no…»
«Perché noi stiamo selezionando alcuni degli autori che partecipano al concorso (che ha comunque scadenza di lì a quattro o cinque mesi, non ricordo bene) per pubblicare un raccolta di poesie. Le potrebbe interessare?»
Non mi sembrava vero! Ho mandato delle poesie a qualche concorso qualche volta, ma credo a non più di quattro o cinque in tutta la mia vita. Che koolo!
«Certo sì mi interessa!»
«Bene le spiego il progetto, perché implicherà anche la sua partecipazione. Pubblicheremo un libro dedicato solamente a 7 o 8 autori, quindi con una decina di pagine dedicate alle sue poesie. Lei avrà sei copie personali e quando parteciperemo alle fiere lei sarà invitato. Inoltre avrà una pagina personale sul nostro sito internet con la sua biografia e le sue poesie.» (aggiunge altre cose che non mi ricordo)
«Wow è fantastico!»
«Il tutto al prezzo di pubblicazione di 300 (non mi ricordo di preciso ma intorno ai 300) euro. Le interessa il progetto?»
Dentro di me si apriva piano piano una piccola crepa.
«Beh ecco, adesso non ho la disponibilità di investire questi soldi. Però mi ci faccia pensare.»
Quello che forse i call centre, i promoter, i gabbatori ecc… non sanno è che più storie vengono raccontate alle persone e più queste finiscono entro dei pattern, diventano cioè sempre più riconoscibili. Per cui mi ero preso il tempo di fare le mie ricerche su internet in merito soprattutto al numero di telefono. Il quale, inserito su google, mi porta al post di un sodale che aveva vissuto la stessa mesmerizzante esperienza, potete leggere il commento qui: https://www.chistachiamando.it/numero-telefono/3929634534.
«Non mi può dire di sì quindi?»
«Eh no guardi devo pensarci un attimo.»
«Va bene allora se ci sentiamo Lunedì?»
«Certo va bene ci sentiamo Lunedì.»
E quindi concludo la chiamata. Ma cosa strana, dopo un quarto d’ora ecco lo stesso numero che mi richiama. Chissà che vorrà la dott.ssa Benedetti? 😀
«Pronto?» rispondo.
«Buongiorno. Parlo con il signor Luca Fraz?»
«Mh sì?»
«Buongiorno Luca, la chiamo dalla redazione del concorso al quale ha mandato la poesia “Cassiera”, è lei l’autore?»
«Sì sono io…»
«Benissimo le volevo dire che la poesia ci è piaciuta tantissimo. Volevo chiederle se per caso lei ne scrive altre.»
«Ah ma guardi che ci siamo sentiti poco fa.»
«No non è possibile.»
«Sì sì mi ha chiamato poco fa spiegandomi del progetto.»
La dott.ssa Benedetti biascica qualcosa di incomprensibile.
«Ah quindi le ho già spiegato il progetto?»
«Sì, siamo rimasti d’accordo che ci sentiamo Lunedì per la conferma.»
«Ah benissimo, a Lunedì allora.»
Qualcosa dentro di me era morto, ma ero in pace.

Arriva Lunedì. In mattinata mi chiama la dott.ssa Murgia del concorso Dantebus dal numero 339 2022507.
«Buongiorno parlo con Luca?»
«Buongiorno sì.»
«Salve sono la dott.ssa Murgia del concorso Dantebus.»
«Ah buongiorno!»
«Le volevo dire che abbiamo selezionato la sua poesia perché è scritta molto bene e ci è piaciuta molto!»
«Ah ma che bello!»
«Lei scrive poesie? Ne ha scritte altre?»
«Beh sì qualcuna l’ho scritta.»
«E per caso ha mai pensato di pubblicarle?»
«Beh no non ci ho mai pensato.»
«Ma perché non ci ha mai pensato o perché è troppo oneroso?»
«Beh perché non ci ho mai pensato seriamente.»
«Ah va bene perché io le proporrei un progetto. Si tratta di un libro in cui vengono raccolti solo gli autori selezionati del concorso, che sono otto, per cui lei avrebbe 12 pagine per le sue poesie più 2 dedicate all’introduzione da parte di una critica letteraria. Inoltre avrebbe una pagina sul sito e un profilo dedicato su una sua app personale. (più altre cose)»
«Ah wow è incredibile!»
«Sì. Per cui ora andrei avanti esponendole il costo di pubblicazione. Perché di solito nelle case editrici il costo di pubblicazione è molto alto, qui invece avrebbe un prezzo decisamente più basso.»
«Ah ma io sapevo che di solito le case editrici assumono autori senza chiedere la partecipazione alle spese.»
«Beh no solo alcune di quelle proprio grosse lo fanno e poi si è vincolati al contratto e non si può più pubblicare niente neanche su facebook.»
«Ah ok…»
«Dunque il costo è di 349€ (più o meno)»
«Ah beh, mi scusi ma io non posso investire questi soldi in questo periodo.»
«Eh sì immagino. Va bene allora le auguro buona giornata e la saluto.»
«Arrivederci.»

Anche la dott.ssa Benedetti mi ha richiamato, ma ho dovuto, ahimè, declinare l’offerta di pubblicazione.
Non ho dubbi sulla legalità delle offerte. Quello che non mi piace è lo strano giro che si finisce per compiere partendo dalla partecipazione ad un concorso e finendo per sborsare 300 bombe. Mi sento un po’ spiaggiato ti spiace? Trasportato oserei dire, attraverso mari oscuri da scafisti sconosciuti, pronti a gettare in mare i sogni di coloro a cui tendono la mano.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

2 pensieri riguardo “Gli scafisti

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