Addio, amici addio

Prima di partire due anni fa avevo una gran fretta. La mia scrivania era rimasta colma delle carte e dei libri che avevo intenzione di leggere come se il mio futuro fosse quello di continuare a sedermici. Stasera invece la mia stanza è vuota come non è mai stata. Le librerie sono smangiate dopo aver venduto parecchi libri. I cassetti vuoti. Le Lego, le mie costruzioni, demolite e ricondotte al loro stato primordiale di cellule.

Dopo vent’anni da quando le avevo costruite, mi sono deciso a decomporle per poterle conservare meglio in un paio di grossi contenitori di plastica. Questo renderà più agevole il loro spostamento e, allo stesso tempo, le restituisce alla loro vera ragion d’essere: servire da mattoncini per realizzare le idee fantastiche di chi le usa. Ed io, da tempo oramai, non le usavo più a questa maniera. Sebbene il mio senso di possesso mi facesse sempre gongolare nell’ammirarle in tutta la loro ingegneristica bellezza, la parte più progressista e matura di me invece penava per la loro sorte. Le costruzioni sono di quegli oggetti inanimati che più si avvicinano ad essere considerati vivi: servono il gioco, la parte più genuina e fresca delle persone, e non sono altro che meccanismi del divenire. Possono e anzi devono essere modificate. Costruite e poi distrutte una, due, infinite volte. Altrimenti muoiono diventando semplice plastica.

Mentre sedevo preso da una smania distruttrice, mi accorgevo di come la difficoltà di mettere mano alle costruzioni della mia infanzia lasciasse il posto a una certa voracità. Toccavo gli stessi pezzi con cui occupavo i miei pomeriggi negli anni delle elementari, medie e superiori ed in quel momento, proprio durante il processo di smontaggio, mi appariva chiaro che doveva andare così. La loro funzione non veniva esaurità in quel modo, anzi, veniva ricaricata, resettata e rinfrescata. E che stupore nel constatare oggi, dopo che in tutta una vita ho acquisito conoscenze ed esperienze, quanto i progetti e dettagli di ognuno dei modelli che avevo costruito fossero accurati e precisi, geniali.

Un camion che può eseguire percorsi prestabiliti grazie ad una memoria che può essere istruita grazie alla lettura di codici a barre; uno space shuttle dotato di braccio meccanico e portelloni elettrici, con illuminazione posteriore e fibre ottiche; un sottomarino con pinze anteriori a comando idraulico tramite bombola di compressione integrata; il modello di una dragstar con blocco motore a pistoni a nudo e illuminazione a fibre ottiche; un camion-gru con braccio telescopico; il Cybermaster: un cingolato con pinza a sensore di pressione radiocomandato tramite software sul computer; due castelli, un veliero, una stazione di lancio, un’astronave e diversi chili di mattoncini sparsi. Quando si ha una passione…

Parto per cinque mesi di lavoro tra le Alpi Francesi orientali e la casa dove ho vissuto la mia vita fino a questo momento potrà non essere la stessa quando tornerò. Ho sfogliato le cataste di fogli sparsi e vecchi blocchi per gli appunti che erano costellati delle note di decine di riunioni. Arrivato davanti al cassone dell’isola ecologica ho guardato per l’ultima volta quella mole, ringraziando la carta e l’inchiostro per il loro servigio, per la loro funzione di memoria. Con un po’ di paura e tanta nostalgia li ho lasciati cadere in mezzo a tanti altri fogli e scatoloni sconosciuti.

Molti degli oggetti che ho racimolato in lungo e in largo invece troveranno nuovi proprietari. Vecchi giochi, materiale elettronico, portachiavi, racchette da spiaggia, accessori, tutte cose che nel mio presente non hanno vero motivo di continuare ad appartenermi e che nel mio futuro sarebbero destinate a scomparire nell’oblio profondo e inscrutabile della vita che condurrei dimenticandomi di loro. Così li ho portati al centro per il riuso, affidandoli ai volontari e sperando che facciano il bene di altre persone così come hanno fatto il mio.

Dalla scorsa estate ho venduto molti libri e fumetti. Tra le cose a cui tengo di più, semplicemente anche in questo caso il mio sentire non mente. La leggerezza che deriva dal distacco dagli oggetti è troppo ben conosciuta ormai per cascare nel tranello della nostalgia. E’ sempre difficile e un po’ doloroso distaccarsi da ciò che ha contribuito alla mia serenità e alla mia formazione intellettuale, ma la consapevolezza del valore di questo atto è impagabile. Come l’effetto che esso procura è anche impagabile. Ed altri potranno godere delle pagine bellissime che ho letto in tanti anni ed i libri saranno più vivi che mai passando di mano in mano, parlando ad ognuno di coloro che li leggerà.

Due anni fa me ne andavo per capire in che modo la mia vita dovesse evolvere, quale fosse il risultato di vivere nell’instabilità per scelta. Volevo coltivare i principi dello spirito attingendo al momento presente così da imparare ciò che portava. Ecco il risultato. Il desiderio di possedere il meno possibile. Una più naturale inclinazione alla leggerezza. La meraviglia nell’abbracciare il cambiamento.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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