Mìmi

Mìmi è il gatto che vive con noi. Sa stare per cinque, sei ore sul letto o sul divano a riposare. Ha imparato che il cibo qui è sicuro ed un riparo anche. Non manifesta particolare preoccupazione verso l’interrogativo del proprio senso nell’esistenza.

Inizia ritualmente a pulirsi una zampa, quindi l’altra; poi una spalla e infine dietro le orecchie spalmando la linguetta rosa sul dorso di una zampa, conferendole così l’uso di una spazzolina. A poco a poco si appollaia, socchiudendo gli occhi nell’assaporare il proprio tepore trasmesso alla coperta. Tutti i gatti infatti, più che ogni altro animale che mi sia capitato di conoscere, si possono qualificare come sommelier del tepore. Veri professionisti nel saggiare i migliori calducci sui migliori tessuti, nelle migliori macchie di luce penetrata dalle finestre o sui migliori cofani delle macchine appena spente. Mìmi in particolare ha la stoffa dell’intenditore, nonché una illustre carriera alle spalle.

Lo step successivo consiste nell’appallottolamento. Come i grandi maestri del cinema espressionista russo e tedesco degli anni ’20 insegnano, il corpo dei soggetti arricchisce la scena e le dona armonia se crea geometrie nelmuoversi e nel fermarsi. Un cerchio. Un tondo. Un punto diventa questo felide, adoperando il capo allo stesso modo di un tuffatore. Una gettata di tempera nera appena spremuta nella penombra. Un punto nel piano infinito dell’Universo. Un assioma.

Stasi. Immobilità cosmica che poi vera assenza di movimento non è, ma solo la tecnica della lentezza, la sapienza della pacatezza. Serve ad ospitare sogni di corse, agganciamenti alle cortecce, passaggi silenziosi. Un punto obscuro che si espande e si contrae come le guance arrossate e sudate di un suonatore di cornamusa, talvolta anche producendo un suono che vagamente ricorda quello dello strumento in questione.

Non ho indizi riguardo alla consapevolezza di Mìmi verso la colonna d’aria che costantemente sovrasta ogni essere vivente, ciò che non propriamente potremmo chiamare il peso dell’universo. Come non ho il benché minimo indizio di cosa frulli nella sua testa quando ci guardiamo negli occhi. Quale interessante e arricchente conoscenza porterebbe interpretare i suoi pensieri. Capita che si giri, direzionando il suo muso ad altra via, ma sicuramente non riuscirò a scoprirlo mentre ciò accade. Mi girerò e lui sarà gia diverso. Lo cercherò e lui avrà già abbandonato il posto che occupava per un altro. E io appoggerò la mano nella piccola conca che ha lasciato sulla coperta per sentire un poco il suo tepore.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono "diventato" atopico: ho smesso di abitare un luogo determinato.

3 pensieri riguardo “Mìmi

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