30 giorni senza zucchero 5

Nel quarto episodio di Shetland c’è un personaggio che mi piace molto. E’ un tipo timido, schivo, vive isolato, con la barba e una vecchia casa senza niente attorno. Si chiama Magnus. E quest’oggi mi sento un po’ Magnus, qui a guardar fuori dalla mia finestrella con questo tempo così scozzese.

Non so se siano l’assenza di zucchero o semplicemente la grande stanchezza e una certa assuefazione al mio tran tran, ma mi sento un po’ mogio. Ed è strano perché indago dentro di me e mi scopro ancora carico e volenteroso di avventure, ma forse sempre più consapevole dello sforzo che necessitano. Il che mi fa amare la mia finestrella, la sedia alla scrivania e tutto quel bagnato là fuori.

Cerco sempre di tenere presente che una delle motivazioni che mi hanno portato dove sono è la ricerca. Mi voglio vedere in queste esatte condizioni, capire quanto io possa brillare autonomamente di quella luce che la mente sa produrre quando rivolta verso se stessa, verso la sua natura; allo stesso tempo valutare l’ambiente e il susseguirsi degli eventi nel suo eterno mutare di forme ma non di significati. E posso tranquillamente dire: la mentre condiziona l’ambiente, non viceversa.

La cosa più difficile non è trovarsi soli, a fronteggiare la marea imprevedibile di volontà altrui, a preservare sana la propria, a decidere una nuova direzione, ma accettare la vulnerabilità che questa condizione comporta. Ed è quando mi riconosco come tale, comune e vulnerabile, che mi accorgo che tutte le volte che mi sento triste, arrabbiato, confuso, disorientato, debole, impotente, impaurito, è perché mi sono dimenticato della mia essenziale vulnerabilità.

Guardo a Magnus e vedo il gatto, od un pesce d’oceano, il piccolo criceto in una gabbietta d’appartamento di Singapore: esistenze semplici. Lentamente il turbinio interiore che gira come un motore in folle si placa; non muto espressione – il mio viso credo rimanga la stessa pergamena di tentativi abbozzati – ma mi resta quell’impasto che è stato lavorato troppo, distrutto nella sua struttura interna, appassito, bisognoso d’essere rigenerato.

Check dermatite: con la sua calma sta diminuendo. Le chiazze prurigginose e secche sembrano riacquistare elasticità. Ma per oggi ancora mi hanno fatto grattare. Interessante è come abbia, su entrambe le braccia, una crosticina rotonda, singola, esattamente nello stesso punto, speculare, nella piega del gomito in posizione esterna. Entrambe prudono uguale.

Colazione: pane di segale con prosciutto cotto. Merenda a lavoro: mele, banana, anacardi. Pranzo: insalata con pomodorini, cetrioli, olive, avocado, riso integrale con tonno, grana e noci, bun integrale.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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