30 giorni senza zucchero 6

Dopo il mio turno di ieri mi sono fermato in laboratorio con il mio capo per una sessione straordinaria di shaping. Insieme al mio collega D. abbiamo realizzato un impasto da tredici chili per la realizzazione di dieci baguette, dieci parisienne e dieci balls. O. mi ha mostrato come preformare e formare le varie misure di pane così mi sono cimentato. Purtroppo però oggi, dopo una notte nella cella per la lievitazione finale, i pani erano molto molli, “overproofed”, a causa della scarsa forza che gli impresso. La mia tecnica è molto acerba e poco efficace. Così, dopo averli cotti, i pani non sono cresciuti e hanno conservato le loro forme stropicciate.

Mi sono portato a casa quindici panini ed ho esperito quanto possa essere difficile, già a questo punto del percorso, mantenere la motivazione nel non assumere “cose buone”. Ho mangiato un panino intero con del burro d’arachidi e il rilevatore di stronzate sui miei gomiti sta già facendo muovere le mie unghie a discreta velocità. E’ la tentazione della disponibilità. Mi serve ancora un po’ di lavoro su questo aspetto.

Mentre scendevo la collina da King Edward Street questa mattina, sono passato come al solito di fianco alla torretta all’angolo nord-est di Mackin Park. Di giorno non si sente nulla, probabilmente a causa del traffico, ma a quell’ora, senza una macchina, nel silenzio e nel buio, sento la voce di uno speaker uscire dalle casse nelle parabole di plastica. E’ un gioco divertente per cui se ci si posiziona al di sotto di tali campane, che rimangono a un’altezza di circa due metri, per un fenomeno sonoro è possibile ascoltare la radio in modo estremamente nitido, come se si avesse una cassa vicino alla testa. Ed ogni mattina è sempre la stessa, inquietante presenza. Dimentico della stessa sensazione occorsa il giorno precedente, passo dal parco e mi accorgo di voci provenire dal nulla. Quasi subito mi ricordo di cosa si tratta, ma in quel quasi c’è un istante di riflesso escrementizio.

Sta per iniziare un’altra quieta serata. Me la vado a godere.

Colazione: pane di segale con prosciutto cotto. Merenda al lavoro: mele, anacardi. Pranzo: insalata con pomodorini, olive, avocado, pollo; lamponi; pane autoprodotto con burro d’arachidi.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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