30 giorni senza zucchero 9

Avrei preso lo Skytrain fino alla fermata Stadio/Science World, per andare a visitare quest’ultimo. Un museo interattivo bellissimo che può essere anche definito come un incredibile parco giochi per bambini dove la scienza è il tema di fondo. Innumerevoli esperimenti di fisica in cui salire, infilare le mani, giocare con l’acqua; ma anche scoprire il corpo umano, gli animali e l’ecologia. E seduto sul treno avrei pensato a qualche idea sciocca per allenarmi scrivendo qualche racconto. E c’era un’idea sciocca che mi divertiva particolarmente, l’ho trascritta e l’ho sviluppata segnandomi le cose che avrei voluto articolare in seguito. Ma poi chissà, forse la corsetta per attraversare la strada, o forse quando mi sono piegato per misurare la mia elasticità muscolare sulla pedana nel museo, fatto sta che più di un’ora e mezza dopo essere uscito dalla stazione, giunto il momento di rientrarci, in tasca non ho più sentito la presenza del mio foglio.

E sta bene, ma era un foglio, anzi, un gruppetto di fogli, che insieme formavano la dispensa dataci da Paula durante il suo workshop di mozzarella homemade, sui quali c’erano tutte le istruzioni. In compenso ho trovato nella mio taccuino un foglio con un’altra ricetta, scritta a mano da S., che prima di lasciare Vanderhoof mi ha regalato una masterclass di buns/cinnamon roll a casa sua. Penso di aver mangiato i miglior buns che ricordi da lei, appena sfornati e con il burro a sciogliervisi dentro, farciti del chili della campagna, così saporito e unico.

S. è la moglie di D., fratello maggiore dell’uomo che mi ha ospitato e per cui ho lavorato nel primo mese e mezzo qui in Canada, R. Siamo andati a casa di S. varie volte a recuperare le mucche con i cavalli e a separare i tori dal resto della mandria. Il loro modo di amministrare le nascite prevedere che solamente per due mesi all’anno, d’estate, i tori e le vacche convivano nello stesso pascolo insieme. In questo modo possono circoscrivere il periodo delle nascite l’anno successivo. Cavalcare in quei campi aperti dove sembrava la terra non dovesse finire mai, sotto cieli che erano l’universo, apriva gli occhi e il cuore ed il battito di Elvis sotto di me e il vento e l’erba battevano a ritmo con il mio. Lì è stata la volta, mentre io S. e C. scortavamo tre tori lungo la via del ritorno, che uno dei tre, nell’istante in cui S. e il suo Gomez hanno ridotto le distanze dalla spalla sinistra dell’animale, ha semplicemente scelto di prendere l’unica via che non consideravamo possibile potesse prendere, ha sradicato cinque livell di filo spinato su paletti a massimo cinque metri l’uno dall’altro, finendo dall’altra parte così, come se avesse dovuto tagliare il nastro di un traguardo, strappandoli come spaghi di cotone. Molte volte non ho percezione della forza di questi animali. Vederli usarla mi impressiona, udirli pestare il terreno mi incute rispetto, con quei colpi rimbombanti dellavoce della terra, della quale loro sembrano conoscere le armonie segrete.

Sull’altro lato del foglio la scaletta con i nomi di una gara di sorting del 19 aprile scorso con la calligrafia di R. I nomi delle persone che animavano le nostre sere al ranch arrivando e vivendo quel posto come fosse una casa. Questo mi manca molto qui, essere in un posto dove la gente ti considera uno del gruppo a prescindere, pur non essendo cerimoniosa, pur non cercando di interagire se non vuole.

Della campagna canadese, nel nord, ho imparato questo, che la gente è genuina. E qui giù mi sembra lo stesso, ma nella grande città le persone sono comunque più emulsionate, vicine ma senza mai entrare in contatto.

Mentre camminavo nel museo ho visto il ristorante Triple O’s e il menu degli hamburgers che proponevano. Ne volevo proprio uno. O uno snack. Ma anche no. Ed eccezion fatta per l’assaggio delle due focacce cotte oggi, una impasta con la biga di ieri e l’altra solo con lievito fresco, ho rispettato il mio voto mensile con onore. Non è troppo male arrivato a questo punto. Ma, soprattutto, benché ieri sera dopo la cena al ristorante mi abbiamo offerto due mini dolcini proprio insieme al conto e benché oggi abbia mangiato della focaccia di farina bianca e un po’ di uva sultanina, i miei gomiti vanno meglio. Le croste sono quasi del tutto sparite e la pelle è molto più elastica. E tutto senza creme. Questo significa che è la direzione giusta.

Pranzo: riso integrale con noci, grana e tonno; bun integrali con salmone affumicato, cetrioli con burro d’arachidi, pomodori secchi, olive, uva passa.

Pronti per la sveglia alle ore 1:50 di questa notte.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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