30 giorni senza zucchero 14

La posso vedere, chiaramente delinearsi, la routine della mia Vancouver. Credo che ci volesse una città perché potesse succedere. I posti attorno a casa dove fare la spesa, il parco dove andare a correre, il sempre meno frequente uso degli orari per beccare i bus. Ed è piacevole. Come risulta piacevole una cosa nuova, fresca, alla quale non si è abituati. Ma nello stesso momento in cui correvo l’anello di Mackin Park, dentro di me una voce diceva “Sì, fino al momento in cui sradicherai tutto di nuovo, per un altro luogo, un altro inizio da zero, nuove difficoltà”. Perché beh, pensavo fosse difficile per me vivere nella routine, sopportarne il peso quotidiano di un tempo che, a posteriori, si rivela leggero, volatile, del quale non rimane traccia. Invece no, è sempre comodissimo lasciarsi andare al ritmo costante dell’incedere del tempo, quando questo sia scandito da attività ripetitive e familiari. Per questo se dovessi scegliere tra sradicare e mettere radici, alla luce di quella che è stata la mia vita finora, opterei ancora per la prima.

Mentre Nik Palmer parlava ero completamente rapito, invece nei momenti morti mi si chiudevano gli occhi. Nik Palmer organizza corsi di pane a Chinatown, con una lunga barba riccioluta e i capelli brizzolati rasati ai lati. Come tutti i maestri, è molto severo sulla regola principale della panificazione: per avere un buon pane è necessario seguire la ricetta alla lettera. Ma per il resto, quest’uomo dall’accento nord-inglese, ama rendere facile e incisivo quello che insegna, come solo l’esperienza di anni sa fare. Siamo passati attraverso la preparazione di un pane di farina integrale con lievito madre cremoso di farina di segale in tre ore ed è stato stupefacente veder ridotto il processo di creazione in così poco tempo.

Il pane che ne è uscito era fragrante e assolutamente ben strutturato; la mollica presentava una bilanciata alternanza di bolle grosse e bolle piccole in un ventaglio di profumi. Quelle bolle nascono dall’attività del lievito quando si nutre dei carboidrati contenuti nella farina, altresì detti zuccheri, altresì detti amido. Come sostanza di scarto, lo stacanovista saccharomyces cerevisiae, produce CO2, cioè anidride carbonica, e alcohol. Sono queste sostanze a far gonfiare le bolle, ossia le cavità contenute dalla struttura di glutine creata grazie alla forza meccanica dell’impastamento.

Molte volte nel mio lavoro mi trovo a dover pressare la pasta di scarto nei secchi, che dopo una notte passata a fermentare straborda a leccare il pavimento. Pianto i pugni affondando nei secchi mentre il blob pastoso mi inghiotte e qualche volta capita che perda l’equilibrio, infilando completamente le braccia nel secchio e cadendoci dentro fino alle spalle, così da finire investito dai vapori alcoholici che mi bruciano le narici.

I monitor della stazione di Chinatown informavano i viaggiatori che gli Skytrain avrebbero subito un ritardo a causa di un tronco sui binari all’altezza di Commercial-Broadway. Mi sono preso il tempo di informarmi sui biglietti dell’imminente partita di hockey – fuori dalla mia portata – e mangiare dei Takoyaki al W, così da avere un posto dove scrivere il resoconto di oggi. Esco e mentre cammino sul marciapiede tra la folla sento una sensazione di calore e rassicurazione che mi fa sorridere.

Avete ragione braccia mie, è tempo di andare a casa.

Colazione: pane di segale con prosciutto cotto. Merenda al lavoro: mele e banana. Pranzo: insalata con tonno, grana, noci; salmone con pane di segale, pickles; sfoglie di patate dolci, uva, fragole.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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