30 giorni senza zucchero 17

C., la ragazza che lavora nello shop del forno, è venuta in reparto produzione a dirmi “Questi sono di sabato e non li posso vendere, potete portarli a casa.” Mi stava cogliendo un principio di iperventilazione vedendo i quattro sacchetti pieni di croissant, pain aux chocolat, pain aux raisins…

Nelle successive cinque ore, chino sulla mia pala ad infornare, ho molto meditato sulla decisione che avrei preso riguardo il destino di quelle pietanze. Un sacchetto è partito con me e non c’è mica tanto da girarci intorno: me li sono mangiati. Uno per sorte. Erano un po’ stantii ma avevano ancora il loro perché, soprattutto pociati in un bicchiere di latte. Non ho nulla da aggiungere. Niente domande grazie, non rilascio interviste.

Ancora una volta, la combinazione cibo+gratis ha avuto la meglio. Credo che mai, nei decenni di sfide passate, vi sia stato un avversario tanto temibile e subdolo come quello di oggi. Ma è ovvio, più alzo la l’asticella e più ostiche si fanno le battaglie. Anche se, risconosco, non vorrei si trattasse di battaglie, di combattimenti, di opposizioni. Vorrei poter scivolare attraverso ognuna di queste situazioni, guardarla dal finestrino mentre continuo a interessarmi di ciò che lo spirito mi consiglia, senza troppo dover dar bado a quel richiamo. Diciamo che questa tentazione sta a me come le sirene stanno a Ulisse. Non sono ancora pronto, molto lavoro ancora si richiede.

Inoltre, era molto più facile evitare di consumare i panificati che produco a casa quando questi non venivano; ma ora che sto mettendo a punto le ricette giuste per il tipo di forno (parola grossa per definirlo) che abbiamo qui, anche questo diventerà un altro punto importante a cui fare attenzione.

Colazione: pane di segale con prosciutto. Merenda al lavoro: mele, banana. Pranzo: pane autoprodotto, salmone affumicato, croissant, yogurt greco, pickles, olive, pomodorini, latte.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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