30 giorni senza zucchero 20

Da quando ora mancano dieci giorni alla fine del programma 30GSZ, mi chiedo come continuerò dopo la fine. E se ieri è stata una giornata larvale, dove le poche ore di luce rimastemi dopo il lavoro sono trascorse in casa in arrovellamenti carpiati, anche se produttivi – che non è scontato, oggi invece si è trattato di un curioso conglomerato di avvenimenti e scoperte, dialoghi, compagnia.

Ore 1:50 e i grill registrati (forse addirittura falsi, creati con dei sintetizzatori nei laboratori apple) friniscono nella mia stanzina di Coquitlam, i topolini forse socchiudono gli occhi, in un gesto che potrei interpretare come immaginaria solidarietà, e una fetta di pane di segale spezzata in due, accoglie come una coperta troppo corta la lingua di prosciutto che taglio col mio serramanico, e vuole bere, per non fermarsi nel gozzo, prima che mi lavi i denti e mi vesta nei tre minuti rimasti allo scadere del mio limite di tempo facoltativo per lasciare la casa e imboccare Alderson Street, girare a destra in Marmont e poi sempre dritto fino al mattino, fino a che il pane non diventa color della sabbia bruna e io sento i profumi di prosciutto, uvetta, olive, che naturalmente non ci sono ma se sei affamato e stai sfornando pane caldo qualche allucinazione al tuo cervello gliela concedi, e ne sei pure contento e intanto, mentre scrivo, la gente qua nella sera di Halloween scoppia i botti come a capodanno e io mi chiedo se smetteranno da qui a mezz’ora, quando programmo di andare a dormire, anche se non ci credo molto, come non credevo di poter finire il pane per le dieci e venti, ma così è e me ne esco percorrendo la strada attraverso Mackin Park con il nuovo cd dei Pinguini e un sole stranamente ancora caldo mi abbronza il braccio destro attraverso il vetro della cucina, mentre impasto un 80% di farina Caputo trovata in un deli italiano e un altro 70% di farina canadese e mi accordo con D. per andare a visitare la Spaccanapoli, una buona pizzeria napoletana a Port Moody, con sedie comode, un forno a legna e seduti si sta benissimo, così mi scotto la lingua con le pizzelle fritte e parte Gli anni, e con questo sottofondo sto proprio bene a parlare con D., a mangiare pizza fatta bene con quell’effetto che ti fanno le canzoni legate ai momenti della tua vita, momenti come ieri, mentre salivo da Marmont Street e ascoltavo le hit dei Red Hot Chili Peppers, quando è partita Under the Bridge e solo al primo accordo ho sentito un lungo brivido partire dai polsi e affondare nella schiena, uno smuoversi dentro di roba e mi sono divertito a cantare per chiunque mi stesse ascoltando, così mi alzo e vado dai pizzaioli a chiedere se abbiano bisogno di un aiuto il sabato, mi rendo disponibile, ma ci dobbiamo risentire e così ripartiamo e D. mi porta al Costco, una specie di grande magazzino di stampo USA dove sembra di ritrovarsi dentro un bunker antiatomico: derrate di cibo e qualsiasi cosa possiate aver bisogno su mega scaffali alti metri, dentifricio in confezioni minime di cinque tubetti, succhi di frutta da 30 bricks e, soprattutto, ormai naufragati nell’apoteosi del consumismo, determinati ad entrate per una semplice visita, ce ne usciamo con una delle più strane spese che abbia avuto bisogno di fare: pacchetto da quattro paia di calze di lana 72% merinos, sacchetto di funghi shiitake rivisitati come patatine (incredibile mangiare funghi che crcchiano come patatine ma che conservano la sensazione di viscidume dei funghi), scatoletta di cracker di semi al miele, confezione da 300 capsule di Ibuprofene da 400mg, scatola di pannolini per bimbi e il tutto mentre i pazzi dei vicini all’angolo opposto della nostra via sparano fuochi e inondano il giardino di fumogeni e il libro Le Pain de l’homme, di Berarnd Dupaigne brilla disteso sul letto sotto la finestra e J. cuoce il macinato di carne con verdure, i miei occhi si chiudono piano piano e le ore alla sveglia di assottigliano, ma da qualche altra parte nel mondo, che non è troppo lontana, qualche grillo digitale sta già cantando.

Colazione: pane di segale e prosciutto. Merenda: mele e banana. Pranzo: fragole e uva. Cena: pizza con birra.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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