30 giorni senza zucchero 21

C’era quest’uomo, in tuta da meccanico e sogni da pilota, con un cocomero di panza completamente sporco d’olio. In piedi di fianco al suo pick-up parzialmente smontato, appoggiato a un ricordo di tanti anni fa nel suo garage in Lebleu Street. Ed il sole delle quattro ne appiattiva i contorni rendendo quell’immobilità il dagherrotipo della nostalgia. Mentre attraversavo i platani di Mackin Park sbucando sulle sue stradine, una signora dai tratti indonesiani sussurrava una canzone in falsetto.

Mi sono focalizzato su tanti dettagli oggi, perché da un paio di giorni la mia colonna sonora è Fuori dall’hype, dei Pinguini, e senza indugiare ho semplicemente guardato ciò che mi capitava di guardare, senza riflettere, sono andato dove mi sentivo di voler andare, senza programmare troppo. Sul treno un ragazzo, che avrei detto coreano, indossava un orologio fermo sulle 12:34 e una giacca troppo larga per la sua corporatura. La signora davanti a me, piccola, stava raccolta nel cappuccio della sua felpa come una Lucia Mondella srilankese, coi piedi contenuti in due scarpini marroni dalle punte tonde e lucide, che mi ricordavano il becco delle anatre; me la immaginavo camminare a suon di “tic tic” sul cemento. Hungry and Curious? recitava una scritta sulla vetrata di un ingresso nelle vie interne di Columbia Street, ma è la mia descrizione puntuale! Per cui sono entrato in questo miscuglio di centro commerciale, palestra di ginnastica con tappeti elastici, bazar, supermercato, ristorante, Ikea ma ho solo usufruito del bagno dove, mentre mi liberavo dei liquidi, un bambino da fuori la porta mi domandava “What are you doing?” e altre domande. Così mi sono chiesto se in Canada fare la pipì non sia anch’esso un momento sociale, visto che subito dopo, uscito sul molo lungo il Fraser, ai piedi della statua del soldatino più grande del mondo, un ragazzo ubriaco si è appoggiato al parapetto e ha fatto la pipì da cinque/sei metri di altezza direttamente nel fiume. Entrato nel thrift shop sbatto contro la voce potente di un russo in giacchetta di pelle che innaffia l’altoparlante del celluare di parole e schizzi di saliva.

Ora che la giornata volge al termine guardo a ciò che è stato e penso che una cosa in comune tra i volti e gli avvenimenti di oggi ci sia: erano tutti fuori dall’hype.

Colazione: mele. Pranzo: salmone affumicato, focaccia autoprodotta, olive, pickles, pomodorini, broccoli e fagiolini, sfoglie di patate dolci, uva.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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