Report dall’epidermide

Panama, Febbraio 2020.

Questo post è particolarmente dedicato agli atopici del gruppo Dermatite atopica di facebook: in questo momento voglio stringere il focus sull’aspetto più letterale della mia atopia, che riguarda l’osservazione-ricerca continua sugli sviluppi della dermatite atopica sul mio corpo, sottoposto a cambiamenti periodici di dieta, ambiente, stimoli; sempre cercando di racchiduere la narrazione in quella che è la mia storia, al fine di far combaciare le motivazioni che mi spingono a viaggiare e testarmi e le possibili spiegazioni che il mio metodo empirico tenta di dare.

Da Luglio 2019 a Gennaio 2020 ho vissuto in Canada, che presenta condizioni atmosferiche e temperature medie minime estreme rispetto alla media italiana ma, semplificando, diciamo che nei luoghi dove ho vissuto io, nel periodo indicato, la temperatura media era di carattere invernale, con picchi minimi di -10 gradi. Al fine di descrivere l’andamento della mia pelle è importante per me considerare questo aspetto, perché avendo sempre preferito il fresco al caldo, come attitudine personale, ho notato che c’è stata un’inversione di tendenza tra i periodi in cui la dermatite mi dava sollievo da quelli di fase acuta: solo negli ultimi anni infatti, mi sentivo meglio nel periodo invernale, dove anche sudavo di meno, mentre invece per tutta la mia adolescenza era l’estate il momento in cui le mie pieghe recuperavano. Posso dire quindi che non ho mai avuto grossi episodi di prurito durante i mesi in Canada – anche se nelle lunghe giornate di lavoro mi capitava di sudare e tenermi addosso i vestiti (maglie di cotone e felpe di paille) per più giorni – e le mie giunture avevano riacquistato elasticità e morbidezza. Le eccezioni si sono verificate nell’ultimo periodo di lavoro al forno, dove ho subito diversi giorni di forte stress a causa del maldischiena e, a causa di quest’ultimo, avrei voluto andarmene anzitempo senza poterlo fare per rispettare il periodo di preavviso, con conseguente aumento di frustrazione e insofferenza.

Lo stress connesso a quei giorni mi portava a ricercare cibi ricchi di zucchero e grassi, che compensavano l’insoddisfazione di dover rimanere in una situazione quando ormai più nessuna parte di me lo desiderava. Ciò mi ha portato a grattarmi ma mai in modo rimarchevole. Gli ultimi due mesi di permanenza nel paese degli aceri invece, li ho dedicati all’affannosa ricerca di una sponsorship, ossia un lavoro in cui il datore garantisse la mia posizione al governo canadese, requisito necessario al fine di prolungare la permanenza in Canada, concludendo come guadagno solo quello in peso corporeo. Il diciassette Gennaio, scaduti i sei mesi di validità del visto, mi sono spostato a Panama City, dove ho trovato un lavoro come mozzo su una barca a vela, passando da -7 gradi del Canada a +32 appena fuori dallo sportello dell’aereo. Ho iniziato a lavorare alla sistemazione di uno schooner del 1984 e i due più significativi cambiamenti nel mio stile di hanno riguardato l’alimentazione e il livello di sudorazione. Per il gran caldo avevo perso ogni stimolo a mangiare le quantitià e le tipologie di cibo che consumavo in Canada, trovandomi molto meglio a non mangiare per evitare l’asfissiante sensazione di gonfiore e la conseguente ipersudorazione. Mentre proprio la quantità di liquidi che perdevo durante la giornata era enorme: non credo di aver mai sudato così tanto e così a lungo come qui. Inoltre la doccia si trovava nei bagni al porto, mentre noi vivevamo sulla barca, all’ancora nella baia, per cui, dovendo raggiungerla con il kayak, o tornavo e sudavo nuovamente o restavo senza lavarmi per un paio di giorni di fila.

Come se tutto questo non bastasse, con noi viveva Holly, un dolcissimo cagnolino dal pelo lungo. Nella mia storia personale le estati, fino all’età adulta, erano i periodi in cui la dermatite migliorava, mentre negli ultimi anni sembrava che il sudore, maggiore nei mesi più caldi, peggiorasse la situazione. Fino a un anno fa poi, ero allergico al pelo dei cani e le loro leccate mi facevano comparire piccoli bozzi prurigginosi nel giro di qualche minuto. La cosa è cambiata quando ho cambiato le cose e, iniziando a lavorare in fattorie e trasferendomi all’estero circa un anno e mezzo fa, piano piano ho visto diminuire la potenza di fuoco delle mie allergie e delle mie intolleranze. Holly ora mi lecca e non mi lavavo nemmeno più le mani dopo. Provando a riadattare questa specie di immunoterapia ingenua e naif, mi sono detto che avrei dovuto dare una chance ai climi tropicali, applicandomi nell’accettazione e nell’ormai scuola/guida dell’interpretazione della dermatite.

La dermatite atopica, come ogni altra malattia e disturbo, segue leggi naturali fisse e precise: lo sfogo prurigginoso è un sintomo, non è la causa. E diamo per scontato l’assunto che la causa non sia ancora certa, ma deduciamo che i sintomi devono dipendere da qualcosa. Ragione accessoria dei miei viaggi è anche l’indefessa esposizione a un continuo cambiamento, con conseguente monitoraggio delle condizioni nelle quali si manifesta la dermatite atopica, siano esse fisiche, ambientali o psicologiche. Spesso, comunque, tutte e tre assieme.

La mia personale teoria, sulla quale si basano queste ricerche, è la seguente: la dermatite atopica non è un mostro da combattere ma l’indicatore del mio benessere psico-emo-fisico. Così, tanto più mi sento bene fisicamente, rilassato, emotivamente forte, autoconsapevole e padrone delle mie scelte, tanto più la mia pelle rispecchia questo stato. La verità e che nella maggioranza delle occasioni mi è difficile mantenere un buon livello di attenzione alle dinamiche della mia realtà, perché giocano sempre i sentimenti, le relazioni, le aspettative; così è più difficile reagire prontamente cambiando la mia situazione e prendendo scelte che possono modificare le condizioni entro cui sentirmi bene. Quello che si verifica molto spesso è che io sia in ritardo nel comprendere cosa sto vivendo rispetto al tempo in cui il mio corpo manifesta i suoi sintomi verso la situtazione di disagio. In altre parole, il corpo sa sempre e lo comunica.

Oggi, dopo tre settimane di vita in barca a stretto contatto con l’aria e l’acqua salate, con sudore e vestiti non sempre puliti, ambiente di lavoro sporco, uso di diversi agenti chimici e innumerevoli attacchi di “chitras”; soggetto a un’alimentazione sana, ricca di verdure, frutta e pesce ma pasti meno regolari e non sempre abbondanti, le mie braccia sono tornate a prudere e coprirsi delle croste delle arate che do quando mi gratto. Unitamente a questi fattori ambientali, il rapporto con il capitano è stato molto difficile ed è andato deteriorandosi con il tempo e gli spazi ridotti della barca si sono rivelati non congeniali alla mia indole; la progressiva diminuzione di peso è andata di pari passo a un aumento della stanchezza generale, esacerbata dalle notti insonni a causa dei chitras, anche chiamati sandfly, minuscoli insetti voraci di sangue i cui becconi non si fanno sentire se non un giorno dopo.

Quando, come in queste ultime ore di permanenza sulla barca, l’esperienza smette di essere una scoperta, un momento di crescita e condivisione, in sintesi qualcosa che voglio fare, e tutto si trasforma in un conto alla rovescia dove il tempo pare rallentare, l’aria fermarsi e fermentare, la mia pelle bolle. Sembra come chiamarmi perché io possa aprirla e farne uscire lo sfogo che non può più rimanere dentro. Le mie personali conclusioni pertanto, sono: sicuramente posso imparare a vivere in uno stato psico-fisico in cui affrontare i momenti difficili in modo migliore; sicuramente dedicere e mettere mano al mio presente rappresenta la soluzione più immediata, sensata ed efficace al fine di modificare le condizioni che innescano il mio malessere; posso anche aggiungere che un periodo di quasi perenne sudorazione non mi aiuta, sebbene possa sembrare che un ambiente umido serva a mantenere più morbida la pelle. In ogni caso, e questa è la mia osservazione più importante, quando si manifesta un fattore di pericolo (stress, stanchezza, cibo spazzatura) si manifestano anche tutti gli altri. Il termine di paragone avverrà nei prossimo giorni: a parità di condizioni ambientali cambierò luogo e lavoro.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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