Ora che rimango da solo dimmi come fai ad essere sempre così speciale

Esistono tantissimi argomenti in grado di creare distanza tra gli uomini, di separarli gli uni dagli altri, barriere per la voce, pinze sul cuore. Nella maggior parte dei casi vi è frastuono, rumore, interferenza nel conflitto, vibrazioni disarmoniche di rabbia, decibel, quando invece nei casi opposti, quelli in cui si trovino ragioni e occasioni per andare d’accordo, tutto sembra succedere in silenzio. Ci si accorge d’essere legati in un nuovo piacevole legame solo dopo che ci si è accorti di sentirsi bene, avvolti e un po’ intontiti da quella soffice sensazione di calore dove non si pensa se non a godersi il momento.

La pizza è uno di quegli argomenti. Essenzialmente, è stata una della poche cose che in queste ultime, difficilissime settimane per il genere umano, ha rappresentato una distrazione intrigante alla quale rivolgersi, un piccolo obiettivo che aiutava ad affrontare l’incertezza dei giorni e delle cattive notizie alla televisione. Era un po’ come se impastassimo tutti insieme e nel farlo dimenticassimo un pochino il mondo di fuori. Finalmente arrivavano voci diverse, aria di novità, mandando e ricevendo le foto del pane e delle pizze. Condividevo una tavola anche se non potevo sedervi materialmente. Finivo per addormetarmi la sera pensando a cosa avrei impastato il giorno seguente, intrigato dalle prove che desideravo fare.

Credo che una volta abbia anche sognato di impastare, ma forse mi sto confondendo con un sogno erotico. Il fatto è che passo diverse ore a imbottirmi di video su impasti, cotture ed elaborazioni culinarie neanche avessi l’abbonamento premium gratuito e questo può comportare problemi, problemi di distacco dalla realtà, di fluttuazione nel non-reale, come succede ai gamers che passano molte ore giocando ai videogiochi e poi nella vita reale replicano le mosse del loro personaggio virtuale in una sorta di tic nervoso incontrollato e, per chi ancora conserva sanità mentale, leggermente inquietante.

Forse per me allora è arrivato il momento di smettere di parlare di sanità mentale, così come mi ha detto la Carbonara sfornata in questo video da 5000 views, cotta alla perfezione in cinquanta secondi esatti in un forno P134H modificato. Mi ha detto che va tutto bene, che non mi devo preoccupare, che va bene commuoversi vedendo uscire una pizza dal forno. E me lo diceva anche lei mossa al pianto, rigata da striature ambrate sulla superficie eburnea di fiordilatte; una piccola conca in cui abitano gemme di pancetta incastonate nella vena di pasta e prodotto caseario. Da laggiù quei ciccioli increspati dalle radiazioni delle resistenze incandescenti non vedono oltre il limitare maculato della crosta, così gentilmente rigonfio a proteggere i suoi tesori: un corridoio fragrante di intercapedini scioglievoli, un abbraccio che si chiude sotto come un fiocco, raccontando in tre millimetri la storia della croccantezza e della morbidezza insieme, sciogliendosi nel violento tramestio delle fauci.

Avrei voluto abbracciarla, così consolatrice come solo lei sa essere, ma ho dovuto accontentarmi di vederla attraverlo lo schermo, come un’amata lontana. Sono qui, amore mio. Qui! Non mi vedi? Torna indietro… ti prego… sono qui…

Solo una è la pizza che rimane nella memoria e non ne se va. Si resta inermi con quel desiderio consapevolmente utopico di non poter avere mai una replica, mai una seconda chance. Una sola in tutta la vita.

In tutta la vita.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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