Dermatite atopica: il viaggio – pt. 1

“Che cosa vuoi da me?” mi chiedevo ogni volta che nel cuore della notte il prurito mi teneva sveglio come un sibilo nelle vene, profondo e inarrestabile. “Che cosa devo fare?” e mi disperavo, esausto, accaldato anche d’inverno, con le braccia sanguinanti.

Quanto mi sento compreso leggendo i blog e gli articoli di altri atopici; quanta compassione e vicinanza sento nel condividere e nell’ascoltare le parole degli altri scorticatori che incontro. Sì perché si tratta di questo, di scorticarsi. E’ un prurito veramente difficile da descrivere, per cui lo faccio attraverso i suoi effetti: avete presente quando vi prude un punto irraggiungibile sulla schiena e poi qualcuno ve lo gratta esattamente dove avevate bisogno? O meglio, avete presente un orgasmo? Ecco, quando decidete di grattarvi, quando la traballante impalcatura della vostra forza di volontà crolla e ci date dentro di unghie ecco, è come un orgasmo. Nel mio caso lo definisco esattamente così. Forse dura pure di più se gratto a lungo! Una scarica di endorfine che mi trafiggere le meningi e mi lascia inerme e liquefatto.

Sono nato con la dermatite atopica, ce l’ho da quando ho ricordi. “Signora la dermatite atopica ha cause genetiche”, era tutto quello che i dermatologi potevano dire a me e mia madre sulle origini di quel prurito ancestrale. Ho provato molte creme e fatto prove allergologiche. Hanno aiutato un pochino, ma la verità è che ora ho trentatré anni e fino a un anno fa la mia vita, dermatologicamente parlando, è stata una climax ascendente di sintomi prurigginosi. Per lungo tempo ho cercato di controllare la dermatite, di tenerla a bada, metterla a tacere con creme più o meno potenti, senza riuscire a collegare cause ed effetti nel mio agire, nella mia alimentazione, nel mio orientamento spirituale.

Poi qualcosa è cambiato. O meglio, qualcosa ho cambiato.

Ma da questo punto in poi metto bene in chiaro che non ho nessuna velleità sanificatrice, non pretendo che quello che affermo venga ritenuto valido per tutte le persone, né che quello che scrivo debba essere creduto. Scrivo della mia visione di quello che è stato il più ricorrente tormento della mia vita e di come ora si sia trasformato in una… bussola.

Ho creduto che raccogliendo informazioni diverse avrei potuto, forse, unire i puntini e capire che disegno vi fosse dietro quelle manifestazioni lichenizzanti che trasformavano le pieghe dei gomiti e delle ginocchia in superfici di cartone. Così negli anni la visione si è ampliata, lungi dall’essere completa. Sembra ora che mi ritrovi capace di manovrare un’esistenza in cui la dermatite diventa marginale, trascurabile, talvolta assente, sempre più umile. Ed ogni giorno, ogni singolo giorno accetto di imparare la stessa umiltà, la stessa programmatica funzione che la dermatite stessa possiede, educandomi così alla guarigione.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

5 pensieri riguardo “Dermatite atopica: il viaggio – pt. 1

  1. Alcune malattie sono psicosomatiche. Cioè somo l’espressione esterna di un disagio interno. Ma questo nessun dottore te lo dirà mai perchè loro devono vendere i loro servizi e vendere farmaci e farsi le vacanze alle Maldive 😐

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