30 giorni senza zucchero 1

La mappa sul mio corpo è molto chiara. Gli eczemi mi conducono alla semplice verità che non ho problemi a decifrare, ma che è così difficile da comprendere. All’interno del percorso di vita che sto facendo è naturale e scontato trovarsi, prima o dopo, a dover agire sui fattori concreti che incidono sul mantenimento e sulla cura dell’organismo. Primo fra tutti il cibo. Per me però, finora, non è stato il primo.

Derivo da un’educazione e una cultura nelle quali il cibo è considerato un oggetto sociale, un qualcosa di religioso. Il pane e il vino, la carne e il sangue di Cristo. Non esiste nulla che venga considerato in modo così alto e viscerale al tempo stesso, così essenziale e penetrante. Ma dal momento in cui ho deciso di provvedere personalmente alla mia cura spirituale, necessito di disgregare tutto ciò che di più pericoloso costituisce la nostra realtà: la scontatezza.

La prima cosa scontata è che, per quanto io ne scriva puntando il dito, la scelta è mia. Ma mi impaurisce. Tradotto in parole povere: mangio di merda ma cerco sempre scuse per continuare. Scontato no? Ma non trovo nemmeno giusto prendermela con me stesso. Ogni persona ha tempi e modi diversi. Non solo, ma quel discorso che riguarda il cibo come oggetto sociale e religioso funge anche da potente leva sulle nostre abitudini, sulle nostre decisioni e sulle nostre paure. Come poter dire di essere veramente liberi se ci è stato insegnato solo un modo di pensare?

Per quanto riguarda me, trovarmi in Canada, ora, con lo stile di vita che faccio e poter condividere qui i miei pensieri, rappresenta un momento adatto a sviluppare nuove visioni di me. Vorrei rendere pubblico ciò che mi spaventa, perché mi sembra un modo adatto al mio “qui e ora” per dare un forma a ciò che non conosco, e perché mi può aiutare.

Da quando cerco di fare quello che non ho mai fatto per avere quello che non ho mai avuto, l’idea di eliminare i cibi dannosi dalla mia dieta è sempre stata presente dentro di me. Ho passato anni a provare diete diverse, cicli di cibi vari, ma sono sempre tornato al punto di partenza. Era come se lo sforzo fosse troppo grande, come se avessi bisogno di tutto quello di cui non potevo fare a meno.

Su internet ci sono molte persone che hanno affrontato i “30 giorni senza zucchero” ed io vorrei fare altrettanto. Mi stimola poter sapere come mi potrei sentire non avendo più craving da dolci, essere meno dipendente dal cibo dannoso, scoprire gli effetti sulla mia pelle, sul mio intestino, sul mio essere presente.

Oggi è il giorno 1. Ho fatto una cosa terribile per iniziarlo. Ho svuotato nel cestino un vasetto di maionese. Quelli che mi conoscono sanno cosa può voler dire una cosa del genere per me. E’ tipo un prete che bestemmia durante la consacrazione, o il suicidio rituale giapponese; è tipo sedersi in curva dell’Inter con la maglia del Milan. Così magari non sembrerà niente di particolare, ma l’ho sentito come svuotare qualcosa di interiore. Il brivido che mi ha percorso la schiena non è stato causato dal mio amore per la maionese, ma dalla mia convinzione che il cibo è sacro e non deve essere sprecato. E’ un messaggio che ho lanciato al me stesso profondo, quello più selvatico e istintivo. E da come mi sento ora credo sia veramente arrivato.

Il mio stile di vita, da quando abito a Vancouver, è un po’ strano e se da una parte può aiutarmi, dall’altra mi sottopone a sforzi fisici e mentali non da poco. Lavoro come fornaio e il mio turno inizia alle 2:30 del mattino. Per le otto, nove ore successive inforno pale da quindici chili di pane in un forno a platea di cinque piani, fino alla fine del pane quotidiano. Torno a casa e non vedo le sere, andando a letto tra le 19:00 e le 20:00. Questo fa in modo che io eviti accuratamente molte occasioni sociali, facilitandomi nel dover scegliere ogni volta di non mangiare cibi squisiti e, soprattutto, gratis (per me la gratuitià del cibo è il miglior condimento), ed ho il tempo di cucinare e preparare la roba che mangio. Ma dall’altro lato è estremamente provante a livello fisico e l’alimentazione necessità di essere estremamente ben bilanciata.

Non so bene cosa aspettarmi eliminando gli zuccheri, non so se dopo questo mese ne mangerò ancora oppure no, ma sicuramente so che starò di merda per i prossimi giorni.

Consultando i vari documenti sulle diverse esperienze dei 30GSZ (30 giorni senza zucchero #30GSZ), è possibile notare che questo regime è stato interpretato in modo diverso da ognuno: per cui per alcuni si potevano mangiare carboidrati e latticini, per altri non si potevano mangiare invece miele e frutta, per altri ancora invece non si mangiavano carboidrati ma si frutta e frutta secca. Io ho deciso di utilizzare il metodo presentato in questo video, un po’ perché mi sembra il più ben fatto a livello di preparazione e conduzione dello studio, un po’ perché, per la mia condizione fisica, mi sento di voler e di dover preferire una dieta senza carboidrati da farinacei. Inoltre c’è anche questo fatto che, mentre il pane e il vino sono produzioni, lavorazioni di ingredienti naturali, la carne e il sangue, le originarie fonti di cibo, non lo sono. Come se nei secoli fosse stata costruita un’alimentazione fisica e spiriturale, sostituendo quella originaria.

Ma come ho detto, lavoro in un panificio. Ogni giorno qualcuno dei miei colleghi mi offre qualcosa. Sarà ancora più difficile. Utilizzare il blog per documentare il mio percorso è qualcosa che sento potrà aiutarmi a mantenere la direzione quando sarò troppo annebbiato e stanco.

Stamattina mi sono svegliato grattandomi il braccio. Nell’ultimo mese la dermatite è tornata in modo abbastanza amichevole, ma comunque fastiosa. Dopo questa prima giornata ho come un feedback dal mio corpo che sembra dirmi “Oh che cazzo fai? Dammi la roba!”, come se ci fosse rimasto male. Mi sono grattato abbastanza tutto il giorno, probabilmente è l’effetto del gelato e delle ultime grassate che ho mangiato l’altro ieri.

A pranzo: minestrone (olio, sale, cipolle, carote, patate, cavolfiore, porro, pomodorini) e tortilla con yogurt greco e cetriolo. A cena: wrap di pollo e verdure.

Pubblicato da lucafraz

Sono nato atopico e ho passato molto del mio tempo grattandomi braccia e gambe, perlopiù; quindi sono diventato "atopico": ho smesso di abitare un luogo determinato.

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